sabato 7 luglio 2012
La radio: dalle origini alle off-shore (parte terza)
Nel 1952 lo stato e la Rai firmarono una convenzione di durata ventennale che segnò anche il passaggio delle azioni di maggioranza della Rai stessa verso l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Con questo passaggio, di fatto, divenne il governo l’organo incaricato di nominare la dirigenza della Rai e l’azienda diventò ben presto oggetto di confronto e di scontro tra i partiti politici. Il 3 gennaio 1954 iniziarono le regolari trasmissioni televisive e la Rai cambiò ancora nome, venne ribattezzata Radiotelevisione Italiana. Per tutti gli anni cinquanta e sessanta la radio offrì programmi di grande successo destinati ad essere ripresi e adattati anche per la televisione, aumentarono progressivamente le ore di trasmissione dedicate ai ragazzi (Per voi Giovani) e agli sportivi (Tutto il calcio minuto per minuto), nacquero il Giornale radio e celebri programmi musicali (Hit Parade) e d’intrattenimento (La Corrida). Nel corso degli anni sessanta, in Italia giunse però un nuovo fenomeno, quello delle radio estere ovvero radio che trasmettevano da paesi vicino al nostro ed in lingua italiana, le cui trasmissioni venivano captate dagli apparecchi presenti sulla nostra penisola. Su tutte ricordiamo Radio Lussemburgo e Radio Montecarlo, in particolare per quest’ultima tre furono i fattori che le permisero di essere apprezzata in Italia: il primo riguardò sicuramente il carattere evocativo che questa radio portava con se, Montecarlo è infatti il luogo della Costa Azzurra, un luogo distante ma potenzialmente raggiungibile per gli italiani che stavano vivendo gli anni del boom economico, il secondo fattore d’interesse fu la musica perché Rmc trasmetteva tutte le canzoni che la Rai di quegli anni invece censurava, il terzo fattore di successo era legato agli animatori della radio che utilizzavano un linguaggio informale, giocoso e solare. Grazie al clima di contestazione che si venne a determinare nel 1968, in Italia si cominciò a mettere in discussione il modello monopolistico di gestione della radiotelevisione a vantaggio di un nuovo modello che potesse soddisfare gli interessi di altri gruppi politici, sociali e religiosi. Fu così che già nel 1970 era possibile riscontrare la nascita di due radio libere ovvero Radio Gap vicina al gruppo extraparlamentare di Lotta Continua e Radio Sicilia Libera ma entrambe vennero messe immediatamente a tacere; l’anno successivo riuscì a trasmettere per la prima volta Telebiella ma già due anni dopo venne fatta chiudere. Nel dicembre del 1972 intanto la concessione tra Rai e Stato venne prorogata mentre il grande movimento d’opinione a favore della fine dell’esperienza monopolistica vide realizzare il suo desiderio di informazione plurale grazie ad una sentenza definitiva della Corte Costituzionale del 1976 emanata a seguito di altri due pronunciamenti in materia effettuati dalla Corte stessa nel 1974. Secondo questi provvedimenti anche i privati potevano trasmettere in “ambito locale” vale a dire su un bacino di ascolto che non superasse i 150.000 abitanti . L’anno precedente invece passò alla storia come l’anno della riforma Rai in cui si poté assistere alla “perversa” pratica della lottizzazione ovvero le decisioni relative all’azienda passavano dalle mani del governo a quelle del parlamento, in pratica, ogni canale televisivo “ruotava” intorno a logiche di partito. Gli anni settanta, anni bui per la storia della nostra Repubblica, caratterizzati dall’emergere della violenza dei gruppi estremisti di destra e sinistra e più in generale del proliferare degli “attacchi allo Stato” da parte dei gruppi terroristici, per il mondo radiofonico furono segnati dall’emergere di nuovi modelli di radio, ovvero quelle radio che avevano come obiettivo quello di fare controinformazione rispetto a quella istituzionalizzata. Fu in questo periodo che nacquero Radio Onda Rossa, Radio Radicale, Radio Alice ed in un paesino sperduto della provincia di Palermo, Cinisi, si affermò l’esperienza di Radio Aut di Peppino Impastato di cui in seguito parleremo più approfonditamente.
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venerdì 6 luglio 2012
La radio: dalle origini alle off-shore (parte seconda)
La URI nacque in Italia come unica società di gestione del servizio radiofonico nazionale, questa compagnia aveva un capitale misto in cui partecipavano società pubbliche come la Sirac (Società italiana radio audizioni circolari) e industrie private (la Fiat). Vennero inoltre definiti da subito i contenuti delle trasmissioni ed anche un sistema di finanziamento ai futuri concessionari attraverso il pagamento di un canone di abbonamento ed entrate pubblicitarie. Il 6 ottobre 1924 iniziarono ufficialmente le prime trasmissioni seppur con programmazioni diverse delle sedi locali, povertà dei mezzi tecnici e una ristretta cerchia di uditori. Già nel 1928 la URI cambiò nome trasformandosi in EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche) diventando in questo modo lo strumento privilegiato con cui il governo fascista costruì il proprio consenso e comunicava le proprie imprese agli italiani. La radio italiana in questo momento diventò radio di stato e si registra che nell’arco di tempo compreso dal 1927 al 1937 l’incremento delle vendite del mezzo raggiunse circa il 70%, anche grazie alla notevole quantità di musica trasmessa che contribuì a formare il mito della canzone italiana. Negli anni di regime vennero migliorati gli impianti mobili per i collegamenti esterni a cominciare da quelli situati nei campi sportivi, così la radiocronaca delle partite di calcio divenne ben presto un genere molto seguito. Il regime cercò di attirare l’attenzione anche dell’universo femminile trasmettendo pubblicità commerciali e puntò su una programmazione leggera che potesse essere apprezzata indistintamente da tutti gli italiani. La radio era diventata ormai un mezzo di comunicazione di massa con la quale il regime fascista in Italia e quello nazista in Germania poterono costruire il loro consenso.
Per tutti gli anni Quaranta l’EIAR restò l’unica radio presente sul territorio italiano se si esclude il proliferare di antenne clandestine su tutta la penisola per ascoltare voci e notizie provenienti dall’estero. Queste radio furono Radio Londra che trasmetteva dall’estero ma in italiano e fu la principale voce antifascista, e le comuniste Radio Mosca e Radio Milano Libertà. In piena seconda guerra mondiale le truppe nazifasciste spostarono l’EIAR a nord, lontana da Roma, e a causa dei bombardamenti che colpirono anche la nostra penisola durante il conflitto, l’unica radio non fascista a trasmettere rimase Radio Bari. Fu questa radio che trasmise l’annuncio della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, diffuse le prime notizie relative alla situazione del Regno del Sud e informò sulle vicende della Resistenza contro il nazifascismo. Radio Bari fu una radio stimolante e moderna alla quale lavorarono giornalisti, registi, commentatori politici, musicisti, cantanti e attori ma soprattutto fu una radio “aperta” che a differenza di tutte le altre radio (Radio Palermo, Radio Napoli, Radio Roma), che cominciarono a trasmettere man mano che gli alleati si spostavano verso nord, non diventò strumento di pura propaganda angloamericana. Con la fine della guerra e la caduta del regime fascista di Benito Mussolini, l’EIAR cessò di esistere e l’ente concessionario della radiofonia statale venne rifondato assumendo il nome di Rai (Radio Audizioni Italia). La Rai nell’immediato dopoguerra e dopo aver ripristinato gli impianti trasmittenti in onde medie, poté godere di due reti, una Rossa e una Azzurra situate inizialmente a Torino e Roma ma successivamente posizionate entrambe nella capitale per ovvie ragioni di supervisione. Successivamente i canali disponibili diventarono tre con palinsesti e programmazioni differenti: la prima rete si indirizzava verso un pubblico medio ovvero la generalità degli ascoltatori, la seconda trasmetteva programmi di intrattenimento con uno stile leggero e popolare, la terza aveva un intento pedagogico quindi finalità educative. Con la ripresa della normale attività politica, venne istituita una commissione parlamentare con il compito di controllare il mezzo radiofonico per cui dalla fine della guerra, furono i partiti politici ad influire sulle scelte di casa Rai.
Lo Spettatore
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giovedì 5 luglio 2012
La radio: dalle origine alle off-shore (parte prima)
Il medium radio nasce grazie all’ingegno di un celebre scienziato e industriale italiano che studiò da autodidatta la radiotelegrafia: Guglielmo Marconi. Quando egli realizzò il suo primo esperimento era un giovane di poco più di vent’ anni che si era appassionato agli studi e alle ricerche di Henrich Hertz sulle onde elettromagnetiche. Marconi fu il primo al mondo a pensare di impiegare le onde elettromagnetiche per la telegrafia senza fili ed il suo esperimento più importante, che prevedeva il
trasferimento da un generatore di onde elettriche ad un ricevitore situato ad una certa distanza (circa due chilometri), avvenne addirittura nel lontano 1895 nella sua villa di famiglia a Bologna. Inizialmente la radio era solo un sistema di telegrafia senza fili che inviava messaggi in codice Morse nell’etere, si trasformò in strumento di trasmissione del suono solo grazie alle ricerche dell’americano Fessenden nel 1906 . Nel 1897 Marconi si trasferì, per proseguire le sue sperimentazioni e non avendo trovato fortuna nel nostro paese, in Inghilterra dove nello stesso anno fondò la British Marconi Company . Negli anni successivi alla fine della prima guerra mondiale, Marconi proseguì incessantemente i suoi esperimenti e, dopo molti tentativi andati a vuoto, riuscì nel 1924 a mettere in contatto l’Inghilterra con l’Australia, trasmettendo per la prima volta, grazie al nuovo mezzo della radiofonia, la voce umana . In Italia nel 1924 nacque l’Unione Radiofonica Italiana, URI. Inizialmente i rapporti tra l’inventore della radio e Mussolini, andato al governo del paese nel 1922, erano sostanzialmente buoni, poi con il tempo si sarebbero raffreddati in virtù della diversità di vedute che i due avevano riguardo al modo di controllare e di utilizzare il nuovo mezzo. Guglielmo Marconi era sostenitore infatti di un utilizzo del mezzo radiofonico in stile statunitense, Mussolini invece avendo compreso subito le potenzialità del mezzo, voleva trasformarlo in medium di stato. Questa contrapposizione tra un sistema misto-privato sostenuto da Marconi, e quello monopolistico avviato invece dal governo di Mussolini, si era in realtà sviluppata già naturalmente e precisamente all’epoca della nascita del telegrafo. In particolare, negli Stati Uniti il telegrafo si era affermato con le ferrovie e da subito era stato gestito dai privati, in Europa invece lo sviluppo del telegrafo si era legato al sistema delle poste a sua volta controllato dagli apparati statali. Questa differenziazione che vede contrapposti un sistema privato e misto statunitense da un lato, e un struttura monopolistica pubblica europea dall’altro, condizionò quindi anche la gestione della neonata radiofonia .
Lo Spettatore
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mercoledì 4 luglio 2012
Le radio libere in Europa, in Italia e l'esperienza di Radio Aut. Introduzione
Dopo la stampa, la radio per molto tempo è stata considerata il principale mezzo di comunicazione di massa. Nata grazie alle sperimentazioni effettuate da Guglielmo Marconi nel 1895, divenne un medium straordinariamente potente, capace di mettere in contatto, ben presto, persone a molti chilometri di distanza tra loro. In Italia ed in Europa, al contrario di quanto accade negli Stati Uniti, la radio cadde ben presto sotto la custodia statale che nei primi anni venti rese possibile la costituzione nel vecchio continente dei grandi monopoli destinati a lasciare il segno nello sviluppo del medium stesso. Negli anni trenta le potenzialità della radio vennero ampiamente comprese dai principali regimi dittatoriali che la trasformarono in mezzo di stato, con il quale costruire consenso e quindi fiducia nei confronti dell’opinione pubblica. In Europa però, già durante gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, si poté assistere allo sviluppo di diverse radio off-shore, ovvero antenne libere che trasmettevano su delle imbarcazioni situate nelle acque internazionali, a largo delle coste inglesi ed olandesi. Fu quindi grazie all’attività di queste radio che per la prima volta si metteva in discussione la solidità del monopolio nel sistema radiofonico inglese caratterizzato dalla presenza incontrastata, fino ad allora, della Bbc. In Italia, per attendere la nascita di antenne libere, se si esclude la presenza delle diverse stazioni locali che trasmettevano durante la guerra come ad esempio Radio Bari, si dovette attendere gli anni settanta quando cominciarono le trasmissioni diverse voci locali, ovviamente in maniera assolutamente illegale. Con la regolarizzazione delle “voci libere” per tutta la seconda metà degli anni settanta ed in particolare con la stagione del ’77 in Italia le radio indipendenti, sia quelle commerciali che quelle cosiddette di controinformazione dominarono la scena radiofonica di quegli anni. Nacquero in questo periodo antenne rimaste alla storia come, Radio Alice, Radio Radicale, Radio Onda Rossa e la più piccola Radio Aut. È di questa radio che alla fine del nostro percorso andremo a ragionare, una stazione gestita, come molto spesso accadeva, solamente da ragazzi che cercavano di denunciare i problemi sociali e politici di un paesino, Cinisi, nel quale i traffici e gli intrallazzi mafiosi erano all’ordine del giorno. Tra i protagonisti di questa radio e principale artefice della sua realizzazione ricordiamo Giuseppe Impastato, detto Peppino, forse il più sensibile alle tematiche raccontate dalla stazione e proprio per questo più duro nella denuncia e nella lotta contro l’omertà e la mafia di quegli anni tanto che alla fine questa vicenda si concluse tragicamente con l’uccisione di Peppino stesso.
Lo Spettatore
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Ecco l'argomento...
Ho pensato cari lettori, ho pensato molto sul cosa e come scrivere, di nuovo, nel mio blog. In questo anno, come già detto ieri, ho terminato gli studi e ne ho sentito davvero tante riguardo l'istruzione e alla cultura in generale. Non credo come ha detto qualcuno che con la cultura non ci si mangi, sono molti gli esempi nel nostro paese che smentiscono questa affermazione, ma lasciamo stare non voglio essere polemico. Ho sentito dire anche che l'università non conta nulla, che quando usciamo da là non sappiamo fare niente come se i nostri predecessori avessero, appena terminati gli studi, qualche forma di super intelligenza tale da permettere loro di poter svolgere qualsiasi tipo di professione. Detto questo, dato che io non credo che tutto quello che ho fatto all'università sia stupido e privo di interesse, pubblicherò a episodi qualche mio lavoro, nella speranza di informare, incuriosire ed aiutare qualcuno dei miei pochi lettori. Proverò a fare una sorta di romanzo d'appendice ottocentesco, per intenderci, sapendo ovviamente di non esserne all'altezza. Vi ringrazio se lo leggerete e se magari lascerete qualche commento, positivo o negativo che sia. Grazie lettori miei.
Lo Spettatore
martedì 3 luglio 2012
Dopo un anno di distanza...è tornato Lo Spettatore
"A volte ritornano", diceva qualcuno, e questo è proprio il mio caso. Dopo oltre un anno di inattività provo a riscrivere qualcosa su questo benedetto blog che tanto, almeno all'inizio, mi aveva appassionato. Purtroppo cari i miei due lettori (speriamo che siano almeno due) tra esami, stesura della tesi, proclamazione a Dottore, amori finiti e novità in vista, non ho potuto dedicare tempo al mio blog, queste sono le reali cause che mi hanno allontanato dalla scrivere. Ho detto allontanato dallo scrivere? Beh, ovviamente solamente in questo ambito perchè nel frattempo ho fatto anche altro, per esempio una tesi di oltre 300 pagine con tanto di appendice fotografica al seguito e qualche (spero) buon pezzo per un'agenzia di stampa. Come vedete proprio inattivo non sono stato. Ora provo a ripartire; non so ancora cosa scriverò e di cosa mi occuperò. Certo, ho visto il mio ultimo post che parlava di calcioscommesse e mi è sembrato che il tempo si sia fermato ad un anno fa ma, questa è un'altra storia. Che dire, prometto ai miei due lettori di scrivere un più post e di essere meno prolisso, non si possono fare dei poemi online....per il momento vi saluto e ci sentiamo su queste pagine. A presto!!
Lo spettatore
sabato 11 giugno 2011
Calcioscommesse e la solita vecchia Italia...
Ormai sono già passate diverse settimane dallo scandalo del calcioscommesse 2-la vendetta, ribattezzato con il poco innovativo titolo di Scommettopoli e, dopo giorni e giorni in cui la macchina dei media ha letteralmente vomitato di tutto, ora si giunge al triste epilogo della vicenda: tutti assolti o quasi e brutti cattivoni non fatelo mai più, mi raccomando. E' proprio vero cari amici, "errare è umano" ma perseverare è veramente diabolico!! Già vi siete dimenticati cosa accadde nel 2006, in pieno periodo di preparazione al Mondiale (poi risultato vittorioso per la nostra nazionale) di Germania?
Sono sicuro di no, comunque credo che, a questo punto, sia opportuno ritornarci un attimo sopra...Iniziamo col dire che in realtà, il primo vero scandalo sulle scommesse illecite che investì la nostra macchina più o meno perfetta del pallone, risale addirittura alla stagione calcistica 1979-1980, anno in cui, a causa di giocatori coinvolti in gare truccate, vennero penalizzate e quindi retrocesse in Serie B ben sei società di Serie A tra le quali figuravano su tutte Milan e Lazio. Da allora e per ben ventisei anni la giostra del pallone riprese a funzionare correttamente anche se a partire dagli anni novanta in poi, in tutti i bar dello sport del Belpaese echeggiava un'unica convinzione così sintetizzabile: "la Juventus è forte ma ruba i match" oppure "E' Moggi che decide chi deve vincere il campionato". Su queste argomentazioni e ipotesi nel corso degli anni sono scoppiate risse negli stadi, nei bar, nei circoli, sono volati motorini sugli spalti ecc...Ma in fondo era solo una convinzione del resto dei tifosi italiani, poveri sfigati che non vedevano vincere nulla alle proprie squadre tanto amate. Fu così insomma che per anni funzionò il nostro pallone: il Milan vinceva in Europa, la Juventus in Italia, l'Inter acquistava campioni (vedi Ronaldo) e non vinceva, Zeman (prima laziale e poi sull'altra sponda del Tevere) accusava il sistema e società di doping e forse già allora di qualcosa di ancora più grave...Tutto ciò fino all'estate 2006, anno in cui finalmente alcune intercettazioni telefoniche dimostrarono quello che in tanti già sapevano: Moggi organizza tutto, gli arbitri come Paparesta erano d'accordo con lui, la Juventus non era la sola coinvolta nello scandalo perchè c'erano anche Milan, Lazio, Reggina, Fiorentina e alcune società minori. Quale fu la morale della favola? Alla Juventus venne revocato lo scudetto della stagione 2005-2006 e fu retrocessa in Serie B, a tutte le altre punti di penalizzazione e finalmente il pallone potè tornare pulito....almeno fino ad oggi. L'ultimo scandalo può essere così riassunto: c'è un portiere di una serie minore (tal Paoloni) che affetto dalla sindrome del gioco compulsivo organizza con personaggi più o meno noti del pallone (Signori, Bressan, ecc...), commercialisti e dottori un bel sistema per truccare le partite di calcio corrompendo i giocatori e se la mazzetta non bastava interveniva del bel sonnifero negli integratori. Beh cavolo, questo è un genio direte voi!!! Peccato però che in questa vicenda sono stati fatti nomi di persone e società che non c'entrano un tubo come nel caso di Daniele De Rossi, Francesco Totti, Christian Vieri e l'As Roma, povera società di calcio che, non avendo ancora un proprietario, è sempre oggetto di attacchi gratuiti dai media. Intanto però, mentre scrivo queste righe sul Scommettopoli 2, già è uscita la notizia che il gip è ormai prossimo ad avviare le scarcerazioni perchè tanto il buon Paoloni è stato interrogato e la colpa è tutta la sua, come sempre. Una volta messo dietro le sbarre questo squallido personaggio, il mondo del pallone nostrano tornerà a splendere di nuovo. Cosa c'è da indignarsi? Niente dico io, a parte il fatto che le vicende di sputtanamenti, gioco d'azzardo ecc vengono sempre gestite così: si trova un bel capro espiatorio della questione, gli si attribuiscono tutte le colpe et voilà il problema è risolto. Quante volte durante la storia del nostro Paese abbiamo assistito a meccanismi di questo tipo? Tanti, troppi ed è ora di piantarla! Mi sto sbagliando dite voi, beh cerco di fare alcuni esempi per rinfrescarvi la memoria. Ovviamente toccando il mondo della politica se ne trovano "a bizzeffe": dopo vent'anni di dittatura fascista, Mussolini è stato ritenuto l'unico responsabile di quella catastrofe, nel '92 la colpa di Tangentopoli fu solo di Craxi e del Partito Socialista, le tasse sono alte perchè è la Sinistra che ogni volta va al Governo le alza e poi non si possono per incanto più abbassare, la colpa di Vallettopoli invece fu solo di Lele Mora e dell'amico Corona, la Juventus era l'unica ad orchestrare tutto e quindi è stata l'unica a scendere di categoria, la colpa del virus che ammazza la gente in Germania è dei cetrioli e quindi non si comprano più e via dicendo. Alla fine, tutta questa storia si risolverà come sempre: Paoloni non metterà più un piede in un campo da pallone e tutti gli altri saranno liberi di tornare a fare quello che facevano prima...come dire:"Ma che ce frega, non andiamo troppo in profondità nelle questioni, in fondo fino adesso è andato sempre bene così e a tutti, no?" Tutto giusto ed inattacabile, ma ricordiamoci una cosa amici miei che continuando ad affrontare i problemi in questo modo, per il mondo e ancor prima per noi stessi continueremo in eterno ad essere sempre e solo la solita vecchia e povera Italietta.....
Lo Spettatore
Sono sicuro di no, comunque credo che, a questo punto, sia opportuno ritornarci un attimo sopra...Iniziamo col dire che in realtà, il primo vero scandalo sulle scommesse illecite che investì la nostra macchina più o meno perfetta del pallone, risale addirittura alla stagione calcistica 1979-1980, anno in cui, a causa di giocatori coinvolti in gare truccate, vennero penalizzate e quindi retrocesse in Serie B ben sei società di Serie A tra le quali figuravano su tutte Milan e Lazio. Da allora e per ben ventisei anni la giostra del pallone riprese a funzionare correttamente anche se a partire dagli anni novanta in poi, in tutti i bar dello sport del Belpaese echeggiava un'unica convinzione così sintetizzabile: "la Juventus è forte ma ruba i match" oppure "E' Moggi che decide chi deve vincere il campionato". Su queste argomentazioni e ipotesi nel corso degli anni sono scoppiate risse negli stadi, nei bar, nei circoli, sono volati motorini sugli spalti ecc...Ma in fondo era solo una convinzione del resto dei tifosi italiani, poveri sfigati che non vedevano vincere nulla alle proprie squadre tanto amate. Fu così insomma che per anni funzionò il nostro pallone: il Milan vinceva in Europa, la Juventus in Italia, l'Inter acquistava campioni (vedi Ronaldo) e non vinceva, Zeman (prima laziale e poi sull'altra sponda del Tevere) accusava il sistema e società di doping e forse già allora di qualcosa di ancora più grave...Tutto ciò fino all'estate 2006, anno in cui finalmente alcune intercettazioni telefoniche dimostrarono quello che in tanti già sapevano: Moggi organizza tutto, gli arbitri come Paparesta erano d'accordo con lui, la Juventus non era la sola coinvolta nello scandalo perchè c'erano anche Milan, Lazio, Reggina, Fiorentina e alcune società minori. Quale fu la morale della favola? Alla Juventus venne revocato lo scudetto della stagione 2005-2006 e fu retrocessa in Serie B, a tutte le altre punti di penalizzazione e finalmente il pallone potè tornare pulito....almeno fino ad oggi. L'ultimo scandalo può essere così riassunto: c'è un portiere di una serie minore (tal Paoloni) che affetto dalla sindrome del gioco compulsivo organizza con personaggi più o meno noti del pallone (Signori, Bressan, ecc...), commercialisti e dottori un bel sistema per truccare le partite di calcio corrompendo i giocatori e se la mazzetta non bastava interveniva del bel sonnifero negli integratori. Beh cavolo, questo è un genio direte voi!!! Peccato però che in questa vicenda sono stati fatti nomi di persone e società che non c'entrano un tubo come nel caso di Daniele De Rossi, Francesco Totti, Christian Vieri e l'As Roma, povera società di calcio che, non avendo ancora un proprietario, è sempre oggetto di attacchi gratuiti dai media. Intanto però, mentre scrivo queste righe sul Scommettopoli 2, già è uscita la notizia che il gip è ormai prossimo ad avviare le scarcerazioni perchè tanto il buon Paoloni è stato interrogato e la colpa è tutta la sua, come sempre. Una volta messo dietro le sbarre questo squallido personaggio, il mondo del pallone nostrano tornerà a splendere di nuovo. Cosa c'è da indignarsi? Niente dico io, a parte il fatto che le vicende di sputtanamenti, gioco d'azzardo ecc vengono sempre gestite così: si trova un bel capro espiatorio della questione, gli si attribuiscono tutte le colpe et voilà il problema è risolto. Quante volte durante la storia del nostro Paese abbiamo assistito a meccanismi di questo tipo? Tanti, troppi ed è ora di piantarla! Mi sto sbagliando dite voi, beh cerco di fare alcuni esempi per rinfrescarvi la memoria. Ovviamente toccando il mondo della politica se ne trovano "a bizzeffe": dopo vent'anni di dittatura fascista, Mussolini è stato ritenuto l'unico responsabile di quella catastrofe, nel '92 la colpa di Tangentopoli fu solo di Craxi e del Partito Socialista, le tasse sono alte perchè è la Sinistra che ogni volta va al Governo le alza e poi non si possono per incanto più abbassare, la colpa di Vallettopoli invece fu solo di Lele Mora e dell'amico Corona, la Juventus era l'unica ad orchestrare tutto e quindi è stata l'unica a scendere di categoria, la colpa del virus che ammazza la gente in Germania è dei cetrioli e quindi non si comprano più e via dicendo. Alla fine, tutta questa storia si risolverà come sempre: Paoloni non metterà più un piede in un campo da pallone e tutti gli altri saranno liberi di tornare a fare quello che facevano prima...come dire:"Ma che ce frega, non andiamo troppo in profondità nelle questioni, in fondo fino adesso è andato sempre bene così e a tutti, no?" Tutto giusto ed inattacabile, ma ricordiamoci una cosa amici miei che continuando ad affrontare i problemi in questo modo, per il mondo e ancor prima per noi stessi continueremo in eterno ad essere sempre e solo la solita vecchia e povera Italietta.....
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