mercoledì 11 luglio 2012
La leggenda di Radio Caroline (prima parte)
Con l’effettiva entrata in vigore del provvedimento emanato dal parlamento inglese con il quale si poneva di fatto fine all’esperienza delle radio pirata, tutte le navi e le stazioni radiofoniche vennero smantellate e vendute all’asta. Soltanto un gruppo di persone credeva ancora nel progetto della radiofonia libera, il gruppo di Radio Caroline. Nell’arco di tempo compreso tra il 1968 e il 1972 le due navi che ospitarono Radio Caroline Nord e Radio Caroline South, la Mi Amigo e la Caroline, furono vendute all’asta e le apparecchiature totalmente smontate e abbandonate. Il principale problema da risolvere, se si voleva riattivare Radio Caroline, era quello di trovare importanti finanziatori capaci di coprire gli alti costi di gestione. Nel caso della radio in questione il finanziamento più importante arrivò dall’Olanda che permise allo staff di Radio Caroline di riacquistare la nave Mi Amigo e, dopo mesi di lavoro per riparare impianti e antenne, tornare in azione esattamente il 5 settembre 1972 , trasmettendo a largo delle coste olandesi.
Solo l’anno successivo però le trasmissioni ripresero in maniera regolare perché con quattro anni di inattività gli impianti avevano subito danni notevoli, tali da impedire il ripristino delle trasmissioni nel breve periodo. Rispetto agli anni sessanta la programmazione cambiò notevolmente, la maggior parte dei dj di Radio Caroline erano hippie e molto spesso mandavano in onda solo e soltanto musiche psichedeliche, inoltre venivano anche affrontati temi nuovi come gli insegnamenti della non violenza di Mahatma Gandhi oppure si parlava del movimento antirazzista i cui primi passi furono mossi grazie alla figura carismatica di Martin Luther King assassinato nell’aprile del 1968. In poco tempo, gli ascolti di Radio Caroline si moltiplicarono a tutto svantaggio della Radio Bbc One, i giovani preferivano gli hippie e i loro nuovi temi su cui discutere e ragionare. Fu nel corso del 1974 che il governo olandese emise una severa legge contro le stazioni pirata, e nell’anno successivo tutte le stazioni illegali furono costrette a spostarsi nelle acque internazionali vicine alle coste inglesi. In questo periodo tutti coloro che venivano scoperti a collaborare con le radio off-shore erano perseguibili a norma di legge. Gli anni 1978-1979 si caratterizzarono per una sempre maggiore difficoltà nel reperire investimenti pubblicitari provenienti dagli investitori inglesi, questa situazione determinò una grave crisi economica per lo staff di Radio Caroline che, in occasione della rottura di un generatore elettrico, costò alla radio stessa la chiusura delle trasmissioni per qualche mese ma il peggio arrivò di lì a poco. Nella notte del 20 marzo 1980, durante un temporale, la nave Mi Amigo perse l’ancora ed entrò in collisione con un grosso banco di sabbia, i danni furono irreparabili e la nave che aveva ospitato la più celebre radio pirata di sempre, naufragò a largo delle acque internazionali che la ospitavano. Tutto lo staff dei dj e l’intero equipaggio della nave furono tratti in salvo dalla guardia costiera inglese che dopo essersi sincerata delle condizioni di salute dei naufraghi, li consegnò alla polizia.
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lunedì 9 luglio 2012
L'Europa delle radio off-shore (parte seconda)
. A sei anni di distanza dalla nascita di Radio Merkur e Radio Veronica, il 27 marzo del 1964 iniziò a trasmettere, a largo delle coste inglesi, la ormai famosissima Radio Caroline e di lì a poco cominciarono le trasmissioni anche di Radio Atlanta. Le due radio in pochi mesi sconvolsero letteralmente il panorama radiofonico inglese tanto da catturare l’ascolto di circa cinque milioni di giovani britannici impazziti per la musica rock che la Bbc si rifiutava di trasmettere. A seguito del grande successo, per gestire meglio il bacino di ascolto e quindi anche la raccolta pubblicitaria, le due radio decisero di fondersi sotto il nome di Radio Caroline Nord e Radio Caroline South raggiungendo in poco tempo circa sette milioni di ascoltatori; intanto apriva i battenti anche una terza radio: Radio Soutch. La situazione nel Regno Unito però iniziò a scaldarsi in virtù dell’enorme successo di queste radio, il primo ente a lamentarsi della situazione di assoluta illegalità con la quale trasmettevano fu la Phonografic Performances (autorità inglese per i diritti d’autore) dal momento che nessuna delle radio off-shore pagava le quote relative ai dischi che venivano ogni giorno trasmessi. Nel frattempo però anche le agenzie pubblicitarie inglesi, utilizzando presta nomi francesi o olandesi, acquistavano spazi pubblicitari all’interno dei palinsesti delle radio pirata convinte che di lì a poco il governo avrebbe legalizzato queste stazioni diventate ormai concorrenti della Bbc. La fine del 1964 vide moltiplicare il numero di voci illegali, tra queste ricordiamo Radio Red Rose, Radio Shannon, Radio North Sea, Radio London ed iniziarono anche i primi tributi che le band inglesi dedicavano a queste radio che per prime trasmettevano la loro musica, incuranti dei testi che molto spesso venivano censurati dalle radio nazionali. Storica resterà l’intervista ai Beatles da parte dei dj di Radio Caroline e l’apparizione dei Beach Boys a Radio London.
Come detto, il dibattito politico intorno a questa vicenda si fece sempre più duro fino ad arrivare al 1966 anno in cui il parlamento inglese approvò una legge (Marine Brodcasting Offences Act) che vietava ogni tipo di trasmissione pubblica proveniente dai mari vicino all’Inghilterra e rendeva punibile chiunque avesse a che fare con le radio off-shore, dai dj a coloro che acquistavano spazi pubblicitari su di esse, insomma era punibile chiunque sostenesse la loro causa sia in mare che in terra. A seguito dell’approvazione di questa legge, iniziò una campagna di protesta da parte di tutte le stazioni pirata ma soprattutto dal pubblico degli ascoltatori che non voleva perdere le loro stazioni radiofoniche preferite. Il governo inglese, per calmare parzialmente gli animi, annunciò la conversione di una rete nazionale alla diffusione di musica pop e rock ma tutto ciò non fermò la protesta. Entro il 15 agosto 1967 tutte le radio illegali dovevano cessare di esistere e fu proprio così; molte stazioni off-shore chiusero i battenti e l’unica a resistere nei mesi e negli anni successivi, diventando il simbolo delle radio libere, fu Radio Caroline. La storia di questa radio è stata oggi ripresa e riadattata dal film “I Love Radio Rock” di Richard Curtis che racconta le vicende della fantomatica Radio Rock, ispirata appunto alla più famosa Radio Caroline, della sua programmazione e del suo staff di dj e tecnici. Dopo pochi mesi dall’attuazione della legge, il governo inglese come promesso realizzò una stazione radio dedicata completamente alla trasmissione di musica rock e pop, nacque così Bbc Radio One, nei cui studi lavorarono molti dj che avevano fatto precedentemente la fortuna delle radio pirata che ormai erano ritornate ad essere navi da trasporto o relitti abbandonati alla ruggine.
Lo Spettatore
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domenica 8 luglio 2012
L'Europa delle radio off-shore (parte prima)
Torniamo per un attimo agli anni cinquanta; in questo periodo il vecchio continente europeo dovette fare i conti con un nuovo fenomeno mediale, quello delle radio pirata. Con questo termine, s’intende l’attività di tutte quelle emittenti radiofoniche che trasmettevano illegalmente, sfidando e sfaldando i monopoli, da stazioni cosiddette off-shore in acque internazionali. In particolare, vecchie imbarcazioni abbandonate nei porti delle principali città del nord Europa venivano utilizzate da gruppi di giovani con il chiaro intento di trasmettere in piena libertà musica via radio. Il 2 agosto 1958, una delle radio pirata più famose, Radio Merkur, iniziò le sue trasmissioni, ovviamente senza possedere nessun tipo di autorizzazione. La stazione radio si trovava su una vecchia nave da trasporto che batteva bandiera panamense, ancorata nelle acque internazionali davanti a Copenaghen, in Danimarca .
Fu questo l’evento che segnò la nascita della prima radio pirata off-shore d’Europa, destinata insieme a tante altre a cambiare le modalità di ascolto radiofonico per tutto il pubblico europeo. Radio Merkur viveva solo grazie a proventi pubblicitari e trasmetteva ventiquattro ore su ventiquattro il rock ‘n’ roll proveniente dagli States, proprio quel tipo di musica che veniva totalmente trascurata dalle grandi stazioni nazionali (Bbc, Rai, Radio France Internationale). Dopo pochi giorni di trasmissione, il governo laburista danese chiese alle autorità panamensi di revocare immediatamente la licenza alla nave sulla quale Radio Merkur trasmetteva. Il governo di Panama, a seguito della sollecitazione proveniente dal governo danese, ordinò l’interruzione permanente delle trasmissioni o in alternativa, la revoca della registrazione navale. Gli organizzatori di Radio Merkur riuscirono ad aggirare l’ostacolo, spostando l’intera radio su una nuova imbarcazione panamense ma di proprietà di una fantomatica società svizzera. Questo geniale espediente permise a Radio Merkur di trasmettere ininterrottamente e liberamente fino al 12 giugno 1962, anno in cui il governo danese approvò una legge antiradiopirata che dichiarava illegale qualsiasi stazione radiofonica che trasmetteva in acque internazionali vicino alla Danimarca . L’obbiettivo del governo danese era quello di punire anche l’altissimo fatturato pubblicitario che Radio Merkur realizzò in pochi anni. Tra gli inserzionisti pubblicitari più famosi infatti, figuravano la Ford e l’American Tobacco le quali, in un anno circa di trasmissioni portarono nelle casse di questa radio off-shore circa 450.000 dollari. Nonostante il varo della legge antipirata, Radio Merkur continuò per i primi due mesi a trasmettere fino a quando la polizia danese, individuata la nave, distrusse tutte le apparecchiature per la trasmissione e sequestrò l’intera imbarcazione. L’esperienza di Radio Merkur poteva dirsi definitivamente conclusa ma grazie a questo evento tutta Europa era venuta a conoscenza del grandissimo potere comunicativo delle stazioni pirata off-shore. A distanza di qualche mese dalla nascita della pioniera Radio Merkur iniziò a trasmettere davanti alle coste olandesi Radio Veronica a bordo di una vecchia nave faro tedesca. Non aveva studi sulla nave e così i programmi venivano registrati in una località segreta dell’Olanda e solo successivamente trasportati a bordo della Borkum Riff, così si chiamava l’imbarcazione. A questo punto può essere interessante capire quali erano le condizioni di vita di chi trasmetteva su queste navi a largo delle coste internazionali. Solitamente le navi scelte per poter allestire una radio off-shore erano vecchie navi mercantili o navi faro che godevano in superficie di un ponte libero dove allestire le antenne e un sottoponte nel quale collocare la strumentazione. Purtroppo per loro però, l’antenna rendeva la nave molto più sensibile alle mareggiate e ai venti forti così era necessario collocarsi in una zona il più possibile riparata ma allo stesso tempo poco visibile. Come dicevamo, l’attrezzatura radio era situata sotto coperta insieme a dei grandi serbatoi di gasolio con i quali venivano alimentati i generatori di corrente, inoltre, le navi possedevano tutte dei rimorchiatori con i quali rientrare sulla terra ferma e poter leggere la corrispondenza degli ascoltatori oltre che fare rifornimento di gasolio, beni alimentari e ovviamente dischi di musica rock e pop. Era questa la vita di coloro che animavano le radio pirata, capaci di catturare l’interesse degli imprenditori americani che a loro volta avevano compreso come grazie ad una carente legislazione internazionale potessero occupare spazi pubblicitari che da anni venivano loro negati dai più grandi broadcaster europei. Insomma, i grandi monopoli del vecchio continente venivano messi in discussione da decine di radio illegali che, seguite da milioni di ascoltatori, diffondevano musica e cultura made in Usa provocando un sensibile calo di ascolti alle radio nazionali.
Lo Spettatore
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sabato 7 luglio 2012
La radio: dalle origini alle off-shore (parte terza)
Nel 1952 lo stato e la Rai firmarono una convenzione di durata ventennale che segnò anche il passaggio delle azioni di maggioranza della Rai stessa verso l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Con questo passaggio, di fatto, divenne il governo l’organo incaricato di nominare la dirigenza della Rai e l’azienda diventò ben presto oggetto di confronto e di scontro tra i partiti politici. Il 3 gennaio 1954 iniziarono le regolari trasmissioni televisive e la Rai cambiò ancora nome, venne ribattezzata Radiotelevisione Italiana. Per tutti gli anni cinquanta e sessanta la radio offrì programmi di grande successo destinati ad essere ripresi e adattati anche per la televisione, aumentarono progressivamente le ore di trasmissione dedicate ai ragazzi (Per voi Giovani) e agli sportivi (Tutto il calcio minuto per minuto), nacquero il Giornale radio e celebri programmi musicali (Hit Parade) e d’intrattenimento (La Corrida). Nel corso degli anni sessanta, in Italia giunse però un nuovo fenomeno, quello delle radio estere ovvero radio che trasmettevano da paesi vicino al nostro ed in lingua italiana, le cui trasmissioni venivano captate dagli apparecchi presenti sulla nostra penisola. Su tutte ricordiamo Radio Lussemburgo e Radio Montecarlo, in particolare per quest’ultima tre furono i fattori che le permisero di essere apprezzata in Italia: il primo riguardò sicuramente il carattere evocativo che questa radio portava con se, Montecarlo è infatti il luogo della Costa Azzurra, un luogo distante ma potenzialmente raggiungibile per gli italiani che stavano vivendo gli anni del boom economico, il secondo fattore d’interesse fu la musica perché Rmc trasmetteva tutte le canzoni che la Rai di quegli anni invece censurava, il terzo fattore di successo era legato agli animatori della radio che utilizzavano un linguaggio informale, giocoso e solare. Grazie al clima di contestazione che si venne a determinare nel 1968, in Italia si cominciò a mettere in discussione il modello monopolistico di gestione della radiotelevisione a vantaggio di un nuovo modello che potesse soddisfare gli interessi di altri gruppi politici, sociali e religiosi. Fu così che già nel 1970 era possibile riscontrare la nascita di due radio libere ovvero Radio Gap vicina al gruppo extraparlamentare di Lotta Continua e Radio Sicilia Libera ma entrambe vennero messe immediatamente a tacere; l’anno successivo riuscì a trasmettere per la prima volta Telebiella ma già due anni dopo venne fatta chiudere. Nel dicembre del 1972 intanto la concessione tra Rai e Stato venne prorogata mentre il grande movimento d’opinione a favore della fine dell’esperienza monopolistica vide realizzare il suo desiderio di informazione plurale grazie ad una sentenza definitiva della Corte Costituzionale del 1976 emanata a seguito di altri due pronunciamenti in materia effettuati dalla Corte stessa nel 1974. Secondo questi provvedimenti anche i privati potevano trasmettere in “ambito locale” vale a dire su un bacino di ascolto che non superasse i 150.000 abitanti . L’anno precedente invece passò alla storia come l’anno della riforma Rai in cui si poté assistere alla “perversa” pratica della lottizzazione ovvero le decisioni relative all’azienda passavano dalle mani del governo a quelle del parlamento, in pratica, ogni canale televisivo “ruotava” intorno a logiche di partito. Gli anni settanta, anni bui per la storia della nostra Repubblica, caratterizzati dall’emergere della violenza dei gruppi estremisti di destra e sinistra e più in generale del proliferare degli “attacchi allo Stato” da parte dei gruppi terroristici, per il mondo radiofonico furono segnati dall’emergere di nuovi modelli di radio, ovvero quelle radio che avevano come obiettivo quello di fare controinformazione rispetto a quella istituzionalizzata. Fu in questo periodo che nacquero Radio Onda Rossa, Radio Radicale, Radio Alice ed in un paesino sperduto della provincia di Palermo, Cinisi, si affermò l’esperienza di Radio Aut di Peppino Impastato di cui in seguito parleremo più approfonditamente.
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venerdì 6 luglio 2012
La radio: dalle origini alle off-shore (parte seconda)
La URI nacque in Italia come unica società di gestione del servizio radiofonico nazionale, questa compagnia aveva un capitale misto in cui partecipavano società pubbliche come la Sirac (Società italiana radio audizioni circolari) e industrie private (la Fiat). Vennero inoltre definiti da subito i contenuti delle trasmissioni ed anche un sistema di finanziamento ai futuri concessionari attraverso il pagamento di un canone di abbonamento ed entrate pubblicitarie. Il 6 ottobre 1924 iniziarono ufficialmente le prime trasmissioni seppur con programmazioni diverse delle sedi locali, povertà dei mezzi tecnici e una ristretta cerchia di uditori. Già nel 1928 la URI cambiò nome trasformandosi in EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche) diventando in questo modo lo strumento privilegiato con cui il governo fascista costruì il proprio consenso e comunicava le proprie imprese agli italiani. La radio italiana in questo momento diventò radio di stato e si registra che nell’arco di tempo compreso dal 1927 al 1937 l’incremento delle vendite del mezzo raggiunse circa il 70%, anche grazie alla notevole quantità di musica trasmessa che contribuì a formare il mito della canzone italiana. Negli anni di regime vennero migliorati gli impianti mobili per i collegamenti esterni a cominciare da quelli situati nei campi sportivi, così la radiocronaca delle partite di calcio divenne ben presto un genere molto seguito. Il regime cercò di attirare l’attenzione anche dell’universo femminile trasmettendo pubblicità commerciali e puntò su una programmazione leggera che potesse essere apprezzata indistintamente da tutti gli italiani. La radio era diventata ormai un mezzo di comunicazione di massa con la quale il regime fascista in Italia e quello nazista in Germania poterono costruire il loro consenso.
Per tutti gli anni Quaranta l’EIAR restò l’unica radio presente sul territorio italiano se si esclude il proliferare di antenne clandestine su tutta la penisola per ascoltare voci e notizie provenienti dall’estero. Queste radio furono Radio Londra che trasmetteva dall’estero ma in italiano e fu la principale voce antifascista, e le comuniste Radio Mosca e Radio Milano Libertà. In piena seconda guerra mondiale le truppe nazifasciste spostarono l’EIAR a nord, lontana da Roma, e a causa dei bombardamenti che colpirono anche la nostra penisola durante il conflitto, l’unica radio non fascista a trasmettere rimase Radio Bari. Fu questa radio che trasmise l’annuncio della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, diffuse le prime notizie relative alla situazione del Regno del Sud e informò sulle vicende della Resistenza contro il nazifascismo. Radio Bari fu una radio stimolante e moderna alla quale lavorarono giornalisti, registi, commentatori politici, musicisti, cantanti e attori ma soprattutto fu una radio “aperta” che a differenza di tutte le altre radio (Radio Palermo, Radio Napoli, Radio Roma), che cominciarono a trasmettere man mano che gli alleati si spostavano verso nord, non diventò strumento di pura propaganda angloamericana. Con la fine della guerra e la caduta del regime fascista di Benito Mussolini, l’EIAR cessò di esistere e l’ente concessionario della radiofonia statale venne rifondato assumendo il nome di Rai (Radio Audizioni Italia). La Rai nell’immediato dopoguerra e dopo aver ripristinato gli impianti trasmittenti in onde medie, poté godere di due reti, una Rossa e una Azzurra situate inizialmente a Torino e Roma ma successivamente posizionate entrambe nella capitale per ovvie ragioni di supervisione. Successivamente i canali disponibili diventarono tre con palinsesti e programmazioni differenti: la prima rete si indirizzava verso un pubblico medio ovvero la generalità degli ascoltatori, la seconda trasmetteva programmi di intrattenimento con uno stile leggero e popolare, la terza aveva un intento pedagogico quindi finalità educative. Con la ripresa della normale attività politica, venne istituita una commissione parlamentare con il compito di controllare il mezzo radiofonico per cui dalla fine della guerra, furono i partiti politici ad influire sulle scelte di casa Rai.
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giovedì 5 luglio 2012
La radio: dalle origine alle off-shore (parte prima)
Il medium radio nasce grazie all’ingegno di un celebre scienziato e industriale italiano che studiò da autodidatta la radiotelegrafia: Guglielmo Marconi. Quando egli realizzò il suo primo esperimento era un giovane di poco più di vent’ anni che si era appassionato agli studi e alle ricerche di Henrich Hertz sulle onde elettromagnetiche. Marconi fu il primo al mondo a pensare di impiegare le onde elettromagnetiche per la telegrafia senza fili ed il suo esperimento più importante, che prevedeva il
trasferimento da un generatore di onde elettriche ad un ricevitore situato ad una certa distanza (circa due chilometri), avvenne addirittura nel lontano 1895 nella sua villa di famiglia a Bologna. Inizialmente la radio era solo un sistema di telegrafia senza fili che inviava messaggi in codice Morse nell’etere, si trasformò in strumento di trasmissione del suono solo grazie alle ricerche dell’americano Fessenden nel 1906 . Nel 1897 Marconi si trasferì, per proseguire le sue sperimentazioni e non avendo trovato fortuna nel nostro paese, in Inghilterra dove nello stesso anno fondò la British Marconi Company . Negli anni successivi alla fine della prima guerra mondiale, Marconi proseguì incessantemente i suoi esperimenti e, dopo molti tentativi andati a vuoto, riuscì nel 1924 a mettere in contatto l’Inghilterra con l’Australia, trasmettendo per la prima volta, grazie al nuovo mezzo della radiofonia, la voce umana . In Italia nel 1924 nacque l’Unione Radiofonica Italiana, URI. Inizialmente i rapporti tra l’inventore della radio e Mussolini, andato al governo del paese nel 1922, erano sostanzialmente buoni, poi con il tempo si sarebbero raffreddati in virtù della diversità di vedute che i due avevano riguardo al modo di controllare e di utilizzare il nuovo mezzo. Guglielmo Marconi era sostenitore infatti di un utilizzo del mezzo radiofonico in stile statunitense, Mussolini invece avendo compreso subito le potenzialità del mezzo, voleva trasformarlo in medium di stato. Questa contrapposizione tra un sistema misto-privato sostenuto da Marconi, e quello monopolistico avviato invece dal governo di Mussolini, si era in realtà sviluppata già naturalmente e precisamente all’epoca della nascita del telegrafo. In particolare, negli Stati Uniti il telegrafo si era affermato con le ferrovie e da subito era stato gestito dai privati, in Europa invece lo sviluppo del telegrafo si era legato al sistema delle poste a sua volta controllato dagli apparati statali. Questa differenziazione che vede contrapposti un sistema privato e misto statunitense da un lato, e un struttura monopolistica pubblica europea dall’altro, condizionò quindi anche la gestione della neonata radiofonia .
Lo Spettatore
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mercoledì 4 luglio 2012
Le radio libere in Europa, in Italia e l'esperienza di Radio Aut. Introduzione
Dopo la stampa, la radio per molto tempo è stata considerata il principale mezzo di comunicazione di massa. Nata grazie alle sperimentazioni effettuate da Guglielmo Marconi nel 1895, divenne un medium straordinariamente potente, capace di mettere in contatto, ben presto, persone a molti chilometri di distanza tra loro. In Italia ed in Europa, al contrario di quanto accade negli Stati Uniti, la radio cadde ben presto sotto la custodia statale che nei primi anni venti rese possibile la costituzione nel vecchio continente dei grandi monopoli destinati a lasciare il segno nello sviluppo del medium stesso. Negli anni trenta le potenzialità della radio vennero ampiamente comprese dai principali regimi dittatoriali che la trasformarono in mezzo di stato, con il quale costruire consenso e quindi fiducia nei confronti dell’opinione pubblica. In Europa però, già durante gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, si poté assistere allo sviluppo di diverse radio off-shore, ovvero antenne libere che trasmettevano su delle imbarcazioni situate nelle acque internazionali, a largo delle coste inglesi ed olandesi. Fu quindi grazie all’attività di queste radio che per la prima volta si metteva in discussione la solidità del monopolio nel sistema radiofonico inglese caratterizzato dalla presenza incontrastata, fino ad allora, della Bbc. In Italia, per attendere la nascita di antenne libere, se si esclude la presenza delle diverse stazioni locali che trasmettevano durante la guerra come ad esempio Radio Bari, si dovette attendere gli anni settanta quando cominciarono le trasmissioni diverse voci locali, ovviamente in maniera assolutamente illegale. Con la regolarizzazione delle “voci libere” per tutta la seconda metà degli anni settanta ed in particolare con la stagione del ’77 in Italia le radio indipendenti, sia quelle commerciali che quelle cosiddette di controinformazione dominarono la scena radiofonica di quegli anni. Nacquero in questo periodo antenne rimaste alla storia come, Radio Alice, Radio Radicale, Radio Onda Rossa e la più piccola Radio Aut. È di questa radio che alla fine del nostro percorso andremo a ragionare, una stazione gestita, come molto spesso accadeva, solamente da ragazzi che cercavano di denunciare i problemi sociali e politici di un paesino, Cinisi, nel quale i traffici e gli intrallazzi mafiosi erano all’ordine del giorno. Tra i protagonisti di questa radio e principale artefice della sua realizzazione ricordiamo Giuseppe Impastato, detto Peppino, forse il più sensibile alle tematiche raccontate dalla stazione e proprio per questo più duro nella denuncia e nella lotta contro l’omertà e la mafia di quegli anni tanto che alla fine questa vicenda si concluse tragicamente con l’uccisione di Peppino stesso.
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